I due poli non sono fissi ma cambiamento in base alla distribuzione delle masse del nostro pianeta, soprattutto quelle nel sottosuolo. Per tal motivo i terremoti e i movimenti delle placche rappresentano una delle principali cause di spostamento dell’asse terrestre. A questo, però, va ad aggiungersi anche lo scioglimento dei ghiacci che, seppur in modo quasi trascurabile, possono agire sull’angolazione dell’asse terrestre.


Nella ricerca condotta a Pechino si osserva come dagli anni novanta l’impatto del riscaldamento globale sia diventato sempre più pressante e decisivo: la dispersione di centinaia di miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno negli oceani ha portato i due poli a muoversi in altre direzioni, provocando di conseguenza lo spostamento dell’asse terrestre. Ma per quale motivo? Con la fusione del ghiaccio in grandissime quantità c’è stata una ridistribuzione di quel peso sul resto del pianeta (negli oceani), incidendo di conseguenza (in modo quasi infinitesimale) sull’angolazione dell’asse terrestre.
In poco più di 40 anni l’asse si è spostato di almeno 4 metri e quel che spaventa di più gli esperti è che la velocità media degli spostamenti è in continuo aumento: tra il 1995 e il 2000 i poli si sono mossi 17 volte più velocemente che tra il 1981 e il 1995.

“Il declino accelerato [dell’acqua immagazzinata sulla terra] derivante dallo scioglimento dei ghiacci è il principale motore della rapida deriva polare dopo gli anni Novanta”, ha sottolineato il professor Shanshan Deng, che ha guidato il team di ricerca.
Per il professor Jonathan Overpeck, dell’Università dell’Arizona, negli Stati Uniti “le modifiche all’asse terrestre hanno evidenziato quanto sia reale e profondo l’impatto che gli esseri umani stanno avendo sul pianeta”.
Ovviamente uno spostamento di 4 metri in 40 anni e 10 metri in un secolo non avranno un impatto tangibile né sul clima né sulla società, ma si tratta di un campanello d’allarme che dovrebbe farci riflettere sul comportamento dell’uomo nei confronti del pianeta.