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Discussione: The climate change discussion

  1. #2561
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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  2. #2562
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    Deviazione dovuta a quel COLDE CORE che si vede nella 1a immagine. Nella 2a , ben s'osserva la colata fredda piu' sottocosta.

  3. #2563
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    Deviazione dovuta a quel COLDE CORE che si vede nella 1a immagine. Nella 2a , ben s'osserva la colata fredda piu' sottocosta.

    Buongiorno meteoland e buongiorno Andrew
    Da quello che ho inteso è possibile che sia l'inizio di piccola PEG vedendo primavera fredda e un'estate che sembra zoppicare e il risveglio in questi mesi di vulcani prima inattivi o dormienti ?
    Grazie e buona giornata...
    Ps e come sempre un mandi dal Friul....��
    Ultima modifica di loris; 08 June 2021 alle 06:47

  4. #2564
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Citazione Originariamente Scritto da loris Visualizza Messaggio
    Buongiorno meteoland e buongiorno Andrew
    Da quello che ho inteso è possibile che sia l'inizio di piccola PEG vedendo primavera fredda e un'estate che sembra zoppicare e il risveglio in questi mesi di vulcani prima inattivi o dormienti ?
    Grazie e buona giornata...
    Ps e come sempre un mandi dal Friul....��

    Eila' , siamo all'inizio d'un possibile raffreddamento loris , questo è possibile. Ma parlare ora di ......"peg" o simili , mi pare un po' troppo azzardato , vedremo nel corso del tempo

    perche' poi' associazione - vulcani -clima ?' Non ne comprendo l'interazione........una è geologia ,

    l'altra climatologia .. .. qual'e' il nesso ?'' mandi anche a te

  5. #2565
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Ti [ vi..] faccio legger questo su quanto appena detto sopra - Cambiamenti climatici causa di terremoti -
    Lo studio di un team di studiosi australiani ha evidenziato l’esistenza di un nesso causale tra i cambiamenti climatici ed lo scatenarsi di terremoti di elevata intensità.
    Storicamente è stato sempre dimostrato il contrario, come anche più logico, e cioè che sono gli spostamenti delle placche terrestri a influenzare il clima modificando la morfologia del territorio.
    Questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Earth and Planetary Science Letters, è il primo a sostenere che invece esiste anche una relazione inversa tra i due fenomeni: lo studio sostiene –infatti- che i cambiamenti climatici sarebbero in grado di influenzare i movimenti delle placche tettoniche, le quali scontrandosi danno luogo appunto a fenomeni tellurici (i terremoti).
    Lo studio presenta infatti lo specifico caso del rafforzamento dei monsoni in India come il responsabile dell’accelerazione del movimento della placca tettonica indiana, con conseguenze sull’accumulo di energia elastica tra le placche che poi si libera in forma di energia meccanica (il terremoto).
    Secondo lo studio, in un arco di tempo di 10 milioni di anni i venti monsonici indiani avrebbero provocato un aumento della velocità della placca addirittura di circa il 20% (pari a circa 8 millimetri all'anno).
    Se il cambiamento di direzione e di velocità del movimento delle placche tettoniche rappresenta un fattore cruciale nello scatenamento di grandi eventi sismici, secondo lo studio la correlazione tra i fenomeni climatici e il movimento delle placche spiegherebbe l’influenza, sebbene indiretta e localizzata ad alcune aree del pianeta, dei cambiamenti climatici anche sui terremoti.
    Una considerazione: lo studio NON implica che l'aumento della temperatura globale porterà ad un aumento dei terremoti, ma è un interessante esempio di quelle che potrebbero essere le retroazioni ambientali -spesso inimmaginabili- che in alcune parti del mondo possono essere legate al riscaldamento climatico.
    Quindi, senza voler fare catastrofismi o senza voler necessariamente e forzatamente ricondurre tutte le dinamiche ambientali al cambiamento climatico, è vero che la complessità degli equilibri terrestri comporta azioni e retroazioni ambientali di portata spesso inimmaginabile.

    Retroazioni in buona parte a nocumento dell'uomo, che ha potuto crescere e prosperare grazie alla presenza di condizioni ambientali equilibrate e stabili.



  6. #2566
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Il costo degli eventi meteoclimatici estremi in Europa: l’Italia è fra i peggiori !!

    Le proiezioni climatiche sono in genere riferite al 2030, 2050 o addirittura 2100, portando spesso a dimenticarsi quanto il cambiamento climatico non sia solamente un problema del futuro, ma anche un problema del presente.
    In un nuovo report l’Agenzia dell’Ambiente Europea (EEA), in base ai dati di Munich Re, ha stimato che dal 1980 al 2019 gli stati della European Economic Area (gli stati membri dell’UE insieme a Norvegia, Islanda e Lichtenstein) hanno registrato circa 88mila vittime e 446 miliardi di euro[1] di perdite a causa degli eventi estremi relazionati al clima e al meteo.
    I danni economici cumulativi, tenendo conto dell’inflazione, sono pari a ben il 3% del PIL dei paesi analizzati.
    Danni economici causati da eventi estremi relazionati al clima e al meteo in Europa (1980-2019). Fonte: EEAI fenomeni presi in considerazione in queste statistiche sono eventi meteorologici (tempeste), idrologici (inondazioni e frane), e climatologici (ondate di calore, ondate di freddo, siccità ed incendi forestali). Sempre nello stesso periodo, le perdite economiche dovute a queste calamità hanno costituito l’81% delle perdite totali causate da disastri naturali, mentre il restante 19% è attribuibile a terremoti, tzunami ed eruzioni.

    La situazione italiana nell'ambito degli eventi estremi

    Gli impatti degli eventi estremi analizzati non sono uniformemente distribuiti fra i diversi paesi europei e l’Italia non è certo fra i paesi meno esposti, né fra i paesi più preparati ad affrontarli.
    Con quasi 21mila vittime, l’Italia è al secondo posto dopo la Francia (23mila) e precede la Spagna (15mila). Rispetto invece alle perdite economiche, l’Italia si colloca al secondo posto come valore totale dei danni, 72,5 miliardi, preceduta dalla Germania e seguita da Francia e Spagna.
    La percentuale media delle perdite assicurate è in Europa di circa il 27%, anche se si tratta di un dato altamente variabile fra l’1% di Romania e Lituania e il 60% del Belgio. In Italia questo dato si ferma solo al 5%, risultato che appare particolarmente scarso se confrontato con il Belgio o con il circa 50% di danni assicurati in Francia e Germania.

    Anche se i fenomeni si sono già fatti più frequenti, nel caso delle perdite economiche mostrate dal report, risulta particolarmente difficile identificare un andamento temporale di crescita o decrescita: le perdite medie annuali corrette per l’inflazione erano circa 6,6 miliardi di euro nel periodo 1980-1989, 12,3 fra il 1990 e il 1999, 13,2 fra il 2000 e il 2009 e 12,5 fra il 2010 e il 2019.
    Ciò è dovuto innanzitutto al fatto che una ristretta percentuale degli eventi totali (3%) è responsabile di una ampia fetta (maggiore del 60%) delle perdite: si ha quindi un’alta variabilità del valore dei danni da un anno con l’altro.
    Oltretutto, il valore delle perdite non dipende solamente dalle caratteristiche di frequenza e violenza degli eventi estremi, ma anche dal valore totale dei beni esposti a tali eventi e dalla vulnerabilità degli stessi beni (la propensione ad essere danneggiati).Da un peggioramento dei fenomeni osservati non discende necessariamente un peggioramento del valore dei danni totali.

    Possibili soluzioni La strada per contenere il numero delle vittime e il valore delle perdite, dunque, in un clima che ha reso e renderà queste catastrofi sempre più frequenti, è data sia dalla mitigazione del cambiamento climatico, che potrà, nel lungo termine, ridurre tale tendenza, sia dall’adattamento.

    In quest’ultima direzione è fondamentale l’importanza della raccolta dati sugli impatti e dell’analisi del pericolo, che permettano di capire rispettivamente cosa e per quale motivo risulta più propenso ad essere danneggiato e quali territori risultano maggiormente in pericolo, così da pianificare e mettere in atto la migliore prevenzione possibile.
    “Monitorare gli impatti di tali disastri è importante per informare le politiche ed assicurare che azioni appropriate siano attuate per minimizzare i danni” – EEA
    A questo proposito la EEA ha richiamato l’attenzione sulla mancanza di un meccanismo coerente fra i diversi paesi per trasmettere alla Commissione Europea i dati sugli impatti. Tale meccanismo costituirà un elemento fondamentale nella revisione della strategia di adattamento europea.

  7. #2567
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    Il costo degli eventi meteoclimatici estremi in Europa: l’Italia è fra i peggiori !!

    Le proiezioni climatiche sono in genere riferite al 2030, 2050 o addirittura 2100, portando spesso a dimenticarsi quanto il cambiamento climatico non sia solamente un problema del futuro, ma anche un problema del presente.
    In un nuovo report l’Agenzia dell’Ambiente Europea (EEA), in base ai dati di Munich Re, ha stimato che dal 1980 al 2019 gli stati della European Economic Area (gli stati membri dell’UE insieme a Norvegia, Islanda e Lichtenstein) hanno registrato circa 88mila vittime e 446 miliardi di euro[1] di perdite a causa degli eventi estremi relazionati al clima e al meteo.
    I danni economici cumulativi, tenendo conto dell’inflazione, sono pari a ben il 3% del PIL dei paesi analizzati.
    Danni economici causati da eventi estremi relazionati al clima e al meteo in Europa (1980-2019). Fonte: EEAI fenomeni presi in considerazione in queste statistiche sono eventi meteorologici (tempeste), idrologici (inondazioni e frane), e climatologici (ondate di calore, ondate di freddo, siccità ed incendi forestali). Sempre nello stesso periodo, le perdite economiche dovute a queste calamità hanno costituito l’81% delle perdite totali causate da disastri naturali, mentre il restante 19% è attribuibile a terremoti, tzunami ed eruzioni.

    La situazione italiana nell'ambito degli eventi estremi

    Gli impatti degli eventi estremi analizzati non sono uniformemente distribuiti fra i diversi paesi europei e l’Italia non è certo fra i paesi meno esposti, né fra i paesi più preparati ad affrontarli.
    Con quasi 21mila vittime, l’Italia è al secondo posto dopo la Francia (23mila) e precede la Spagna (15mila). Rispetto invece alle perdite economiche, l’Italia si colloca al secondo posto come valore totale dei danni, 72,5 miliardi, preceduta dalla Germania e seguita da Francia e Spagna.
    La percentuale media delle perdite assicurate è in Europa di circa il 27%, anche se si tratta di un dato altamente variabile fra l’1% di Romania e Lituania e il 60% del Belgio. In Italia questo dato si ferma solo al 5%, risultato che appare particolarmente scarso se confrontato con il Belgio o con il circa 50% di danni assicurati in Francia e Germania.

    Anche se i fenomeni si sono già fatti più frequenti, nel caso delle perdite economiche mostrate dal report, risulta particolarmente difficile identificare un andamento temporale di crescita o decrescita: le perdite medie annuali corrette per l’inflazione erano circa 6,6 miliardi di euro nel periodo 1980-1989, 12,3 fra il 1990 e il 1999, 13,2 fra il 2000 e il 2009 e 12,5 fra il 2010 e il 2019.
    Ciò è dovuto innanzitutto al fatto che una ristretta percentuale degli eventi totali (3%) è responsabile di una ampia fetta (maggiore del 60%) delle perdite: si ha quindi un’alta variabilità del valore dei danni da un anno con l’altro.
    Oltretutto, il valore delle perdite non dipende solamente dalle caratteristiche di frequenza e violenza degli eventi estremi, ma anche dal valore totale dei beni esposti a tali eventi e dalla vulnerabilità degli stessi beni (la propensione ad essere danneggiati).Da un peggioramento dei fenomeni osservati non discende necessariamente un peggioramento del valore dei danni totali.

    Possibili soluzioni La strada per contenere il numero delle vittime e il valore delle perdite, dunque, in un clima che ha reso e renderà queste catastrofi sempre più frequenti, è data sia dalla mitigazione del cambiamento climatico, che potrà, nel lungo termine, ridurre tale tendenza, sia dall’adattamento.

    In quest’ultima direzione è fondamentale l’importanza della raccolta dati sugli impatti e dell’analisi del pericolo, che permettano di capire rispettivamente cosa e per quale motivo risulta più propenso ad essere danneggiato e quali territori risultano maggiormente in pericolo, così da pianificare e mettere in atto la migliore prevenzione possibile.
    “Monitorare gli impatti di tali disastri è importante per informare le politiche ed assicurare che azioni appropriate siano attuate per minimizzare i danni” – EEA
    A questo proposito la EEA ha richiamato l’attenzione sulla mancanza di un meccanismo coerente fra i diversi paesi per trasmettere alla Commissione Europea i dati sugli impatti. Tale meccanismo costituirà un elemento fondamentale nella revisione della strategia di adattamento europea.
    E torniamo al solito discorso, l'Italia è tra i paesi più esposti agli effetti degli eventi estremi ma siamo noi attraverso politiche adeguate e lungimiranti a dover agire in via preventiva per limitare il più possibile i danni al prossimo evento avverso. Tuttavia non si fa una mazza e il più delle volte non si fa altro che aspettare il prossimo disastro salvo poi scaricare tutto sul clima che cambia, capro espiatorio di tutto. Siamo arrivati al punto che anche eventi di ordinaria amministrazione arrivano a creare come minimo disagi se non danni, perché siamo sempre impreparati a tutto. Finirà mai questo andazzo? Mah...

  8. #2568
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    A Maggio +8.3 gli accessi , Grazie Andrea e grazie a tutti.

  9. #2569
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    Citazione Originariamente Scritto da Fulvio Visualizza Messaggio
    A Maggio +8.3 gli accessi , Grazie Andrea e grazie a tutti.

    Figurati, sempre grazie a te che concedi lo spazio.

  10. #2570
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    Ecco quindi chi come lo ......"studioso" Roy Spencer [ che francamente sembra pure il nome d'un cowboy del Texas.. ..] s'affida per compiere i suoi articoli.

    Che poi divulga da "schierato" e non neutrale come un qualsiasi scienziato dovrebbe essere e molti .. .. .. . eehmm ... ,, ,, ,come si voglion chiamare ... ... ... ,,, ,,

    "adepti " diciam cosi', s'adeguano e scopiazzano. Tutto chiaro spero.

    Quan'uno sta' male , va' dal medico non dallo stregone oppure non si autodiagnostica e cura da solo. Quello che spesso vari utenti voglion fare.

    Una persona a norma va' dal medico e in altri campi, domanda , s'informa , corregge le "sue" se non e' un vero expert , se

    non ha conseguito studi, se non ha una laurea specifica in quel che si parla.

    Altrimenti e' e resta quel che per esempio a Napoli [ ma pure altrove..] chiamano : .......Nu' piscietiello e' cannuccia" ......,,,,

    LOOK HERE FOR DISAPPOINTMENTS : .. .. .. .. ,, ,,, ,
    :

    Pesce ‘e cannuccia è un’espressione napoletana molto utilizzata per riferirsi ad una persona credulona, che crede facilmente a cosa gli dicono, che si lascia raggirare con molta semplicità. Come accade per ogni termine dialettale, anche questo ha una sua storia e un motivo per cui ha l’utilizzo che noi oggi conosciamo.
    Per cui , qui lo spazio viene concesso a "tutti" ma per "tutti" , sta' a significare coloro che vogliono apprendere , conoscere , imparare o semplicemente discutere. Per gli "apprendisti -stregoni" questo sito non e' adatto. Ve ne sono altri, come quelli del R. Spencere , o del santone J. Bastardi ed altri millantatori delle Scienza ma che con essa dividono ben poco. E da decenni oramai, insieme ai loro seguaci che son appunto quelli poco sopra .. .. .. .. descritti .

    Visto : quindi son sempre esistiti tali type e personaggi. [ fine o.t. chiarificatore ] -

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