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Discussione: The climate change discussion

  1. #2251
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Faccio un appello affinche' non leggiate le "minchiate" d'un certo sito in cui scrive un ex militante dell'Aereonautica milit. che faceva anche le previsioni [ male...] in tv e che è uno strenue fautore dell'ANTI-AGW, che pubblica sul tale sito cavolate da un decennio auspicando da allora
    [ ovvero da quando +o- il Sole è in Low Activity.. ..] FREDDI IMMINENTI E PICCOLE ERE GLACIALI , A CUI TUTTI.. ... MA CREDO TUTTI ABBIAMO ASSISTITO ! E inoltre che sia un complotto generale , che vi siano i "negazionisti / opposti " ,,, ossia coloro che negano che l'AGW sia tutto un complotto , sia tutta una farsa ... ,,, Costui ha persino avuto il coraggio di "sbugiardare" [ secondo lui.. ..] un RICERCATORE COME M. TOZZI DEL C.N.R. NAZIONALE.. .. ... .,, ,,, per cui cari amici, diffidate da certe letture fuorvianti e prive di senso logico, nonche' certamente insignificanti sotto il profilo prettamente scientifico.

  2. #2252
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Complotto
    Poco prima del vertice di Copenhagen (2009) furono rubate centinaia di email dal gruppo Climatic Research Unit (University of East Anglia). Con un po’ di cherry-picking è stato facile isolare frammenti del discorso dai quali sembrava che i climatologi volessero nascondere dati scomodi. In particolare i negazionisti hanno isolato le frasi dove si parla di un “trucco per nascondere il declino” usato dal climatologo Michael Mann (Penn State University) nel suo famoso grafico a mazza da hockey (1998) che ricostruisce le temperature dell’emisfero settentrionale negli ultimi mille anni.

    Ma il trucco a cui si riferivano i climatologi non era altro e una soluzione per mostrare nei grafici i dati di diverse fonti. In particolare gli anelli di accrescimento degli alberi sono considerati uno tra i tanti indicatori utilizzabili per ricostruire la temperatura del passato, ma a partire dagli anni ’60 gli scienziati si sono accorti che le temperature da essi ricavati non erano più affidabili: per motivi ancora da chiarire, non solo non seguivano l’andamento di tutti gli altri indicatori indiretti, ma erano in disaccordo con le temperature reali misurare coi termometri. Per questo nei grafici di Mann e colleghi sono riportate tutte le serie di dati, adeguatamente etichettate: i dati del declino ricavato dagli anelli di accrescimento sono quindi presenti, ma il trend generale verso l’aumento delle temperature degli ultimi decenni rimane innegabile. Nonostante l’inchiesta che ne è seguita abbia completamente scagionato gli scienziati (e i risultati di Mann fossero stati indipendentemente confermati), il Climategate è ancora un pezzo forte del complotto mondiale che nasconderebbe al pubblico la realtà. Magari è colpa delle scie chimiche, del resto diversi studi hanno evidenziato che chi crede a una teoria cospirativa tende a credere anche ad altre.
    Che il negazionismo scientifico sia stato spesso foraggiato particolari gruppi di interesse è un fatto accertato: recentemente si è addirittura scoperto che la Exxon negli anni ’80 già conosceva gli effetti della sua attività sul clima, ma invece di cambiare rotta (come qualcuno proponeva) ha cominciato a finanziare il dissenso. Non bisogna però pensare che tutti coloro che negano la scienza lo facciano per interesse personale o per una precisa agenda.
    La prima lezione di Cook è che la malafede non può essere facilmente distinguibile dalla disinformazione, e che il negazionismo può emergere facilmente in maniera inconscia. Attaccare le motivazioni dei singoli individui può essere addirittura controproduttivo, perché devia la discussione da quello che conta davvero, cioè i dati scientifici. Meglio allora concentrarsi sulle tecniche condivise dai negazionisti e comprenderne la psicologia sottostante, in modo da costruire una comunicazione efficace. Dopotutto convincere davvero la minoranza negazionista non solo è praticamente impossibile, ma non è nemmeno particolarmente desiderabile: il problema sono le troppe persone che, anche grazie al dubbio seminato dai negazionisti, ancora si disinteressano al clima ai mutamenti da noi causati, rallentando le iniziative a livello governativo.

  3. #2253
    ADMIN AND WEATHER EXPERT L'avatar di Fulvio
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    O.T. @ info x l'utente robert - Qui non sono ammessi post che tentano lo smentimento dell'AGW che è fatto inoppugnabile ed incontrovertibilmente accertato.
    Per cui , se è inteso di fare come per altri forums in cui d'altra parte t'hanno bannato per continue diatribe e scontri vari, sappi che questo sito non è adatto a chi detiene un simile comportamento , atto piu' che altro ad instaurare discussioni continue e persistenti sulla questione che è oramai come detto appurata in modo incontrovertibile. Cio' nonostante la lunga assenza che hai mostrato per piu' d'un anno [ e gli accessi confermano..] o hai una volta x tutte le idee "chiare" o comunque democraticamente invece d'un infrazione sarai bannato a vita. Puoi decidere con la max calma.
    noi diamo la parola a tutte le tesi basta che siano supportate da dati veri e non farlocchi, quindi auspico solo post con dati provenienti da fonti scientifiche certe, poi le fregnacce si confuteranno da se.

  4. #2254
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Citazione Originariamente Scritto da Fulvio Visualizza Messaggio
    noi diamo la parola a tutte le tesi basta che siano supportate da dati veri e non farlocchi, quindi auspico solo post con dati provenienti da fonti scientifiche certe, poi le fregnacce si confuteranno da se.
    Esattamente cio' che ho voluto esprimere. Democratia con tutti, purche' con un minimo di riconoscimento dei valori e dati gia' confutati da "Enti non complottistici".

  5. #2255
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    RISCALDAMENTO GLOBALE E NEGAZIONISMO

    Il riscaldamento globale è ormai diventato la grande questione ambientale del XXI secolo; la comunità scientifica lo giudica inequivocabile e considera elevata la probabilità che in questo secolo la Terra dovrà fronteggiare cambiamenti climatici molto pericolosi per le persone e gli ecosistemi che la abitano. Eppure, ancora oggi trovano spazio tesi che mettono radicalmente in discussione l’esistenza stessa del problema. Sono voci ormai sporadiche, minoritarie, ma negli anni passati sono state più frequenti, hanno avuto spazio e visibilità su diversi tipi di mass media, dai siti web ai quotidiani nazionali, dalle riviste divulgative alle trasmissioni televisive di prima serata; hanno trovato ascolto nelle stanze dove si sarebbe dovuto decidere delle politiche climatiche.Per definire questo tipo di tesi è stato utilizzato il termine “negazionismo climatico”, a indicare il testardo e irragionevole rifiuto delle evidenze scientifiche più robuste su cui la comunità scientifica ha raggiunto un consenso (Caserini 2008). Non si tratta del sano scetticismo di cui si nutre la scienza, in quanto uno scettico deve essere in grado di riconoscere l’evidenza scientifica, e su questo costruire altra scienza.Nel corso degli anni, i dissensi negazionisti hanno riguardato tutti gli aspetti principali delle conoscenze sui cambiamenti climatici: dalle temperature che non aumentano ai ghiacci che non si fondono, dalle responsabilità umane ai costi eccessivi della riduzione delle emissioni. Alcune critiche sono state circostanziate, altre generiche. Alcune sono scomparse presto, altre durano da anni, magari dopo essersi trasformate in qualcosa di diverso e solo apparentemente somigliante con la contestazione originaria. Altre ancora mescolano ipotesi prive di fondamento con brandelli di osservazioni condivisibili. Nonostante quanti studiano il clima del pianeta hanno dato da anni chiare risposte sui diversi “dubbi” avanzati dai negazionisti climatici e hanno parallelamente smontato le tesi “alternative”, tali dubbi e tesi alternative hanno continuato a circolare, incuranti delle spiegazioni o delle stroncature ricevute. Solo negli ultimi anni si è assistito a un ridimensionamento della presenza delle voci negazioniste sui mass media, complici anche i primi segnali evidenti dei cambiamenti climatici, con continui record di temperature calde e di intensità di precipitazioni.Non sempre è facile cogliere il senso delle critiche alla spiegazione che la scienza del clima fornisce al problema del riscaldamento globale, valutare la loro novità e originalità nonché inquadrarle in un contesto storico e scientifico. Situare ogni obiezione all’interno della teoria che collega le emissioni di alcuni gas a variazioni climatiche e a conseguenti danni all’umanità e agli ecosistemi permette di scorgere un filo comune in alcuni percorsi negazionisti. Le critiche sono cambiate infatti nel tempo; mentre inizialmente erano frequenti le voci che sostenevano l’assenza di cambiamenti climatici, si è passati a contestare la dimensione dei cambiamenti, quindi le responsabilità umane. Negli ultimi anni l’influenza delle attività umane sul clima è sempre meno messa in discussione, chi non è convinto che le cose si sistemeranno da sole, o che il riscaldamento globale faccia bene, concentra le critiche sulle azioni fino a oggi messe in campo per ridurre le emissioni dei gas serra, come il Protocollo di Kyoto o i successivi atti del negoziato globale sul clima, o arriva a sostenere che ormai è oggi troppo tardi per fermare il riscaldamento globale.
    Emissioni e concentrazioniUna prima parte di argomenti del negazionismo climatico sono stati volti a sostenere che “niente è cambiato”: le emissioni di gas serra prodotti dalle attività umane non sono in grado di alterare i livelli di anidride carbonica (CO2), in quanto altri flussi sono più importanti. Pur se è vero che le emissioni di CO2 dalla combustione dei combustibili fossili non sono la sorgente principale di CO2 per l’atmosfera, perché altri flussi, derivanti dalla fotosintesi e dalla respirazione degli organismi viventi terrestri e oceanici, sono nettamente più grandi, va considerato che altri flussi sono in equilibrio, un equilibrio che dipende dalle condizioni dell’atmosfera, ma che si è mantenuto piuttosto costante negli ultimi diecimila anni. Un piccolo contributo può alterare un equilibrio in cui giocano forze molto più grandi. Non sono qui determinanti i valori assoluti delle emissioni e degli assorbimenti di CO2 durante i cicli naturali, ma le perturbazioni antropogeniche di questi equilibri. D’altronde, i fattori naturali conosciuti non sono in grado di portare all’aumento così rapido delle concentrazioni di CO2 negli ultimi due secoli.La perturbazione umana avviene non solo con le emissioni dalle combustioni di prodotti fossili e del cemento, ma riducendo gli “assorbimenti” naturali. Diversi lavori accurati sul tema (Mackey et al. 2013) hanno mostrato, tramite l’analisi dettagliata dell’incremento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera negli ultimi anni, come i modelli abbiano probabilmente sovrastimato la capacità di assorbimento della CO2 da parte di vegetazione e oceani. La conclusione inevitabile è che il contributo umano all’aumento dei livelli di CO2 è chiaro e senza precedenti nella storia dell’umanità. Motivazioni del negazionismo climatico -

    Le posizioni negazioniste italiane non sembrano avere come prima e diretta spiegazione ragioni di natura economica e finanziaria, ossia la difesa di interessi corporativi. A differenza per esempio della situazione statunitense, in cui la pressione delle lobby dell’industria petrolifera e del carbone sulle politiche climatiche ha avuto e ha tutt’ora una grande rilevanza (Oreskes e Conway, 2010), alla base del negazionismo italiano ci sono ragioni forse più di ordine psicologico e sociologico, la volontà di difendere l’attuale modello di sviluppo senza metterlo in discussione, una visione religiosa dell’uomo e della natura, un modo per conquistare spazio politico, l’esibizionismo, il narcisismo, la ricerca della visibilità che dà il cantare fuori dal coro; oppure, semplicemente, la pigrizia[3].Il successo popolare delle posizioni negazioniste va cercato anche nel loro essere comode, nel rassicurare, nel favorire la negazione del senso del limite, caratteristica della nostra società.Pur proponendosi come razionale e morale, l’esaltazione del dubbio e dell’impossibilità per la comunità scientifica di assicurare l’affidabilità totale alle sue conclusioni, il continuo richiamo alle troppe incertezze o alla necessità di prove più solide può essere una precisa strategia, una scusa, una copertura per interessi di parte. A questo proposito, va ricordato che le reazioni alle azioni di disinformazione delle lobby del petrolio e del carbone contro il consenso scientifico sui cambiamenti climatici sono arrivate sia da organizzazioni ambientaliste che dalle stesse istituzioni scientifiche. L’organizzazione ambientalista Greenpeace ha creato diversi strumenti internet per monitorare l’attività delle società impegnate nel contrastare il consenso sui cambiamenti climatici (www.exxonsecrets.org.).
    Negli ultimi anni la narrazione del negazionismo climatico si è affievolita. Le peer review si sono fatte più attente e hanno fatto strage delle tesi “alternative”. Sul Web alcuni blog scientifici hanno effettuato demolizioni quasi in tempo reale delle tesi negazioniste, aggiungendo chiodi su chiodi alle bare di teorie morte e sepolte da anni[4]. I mezzi di informazione hanno iniziato a snobbare i cosiddetti “scettici”, hanno iniziato a dubitare dell’affidabilità delle fonti proposte, a intuire la somiglianza con le campagne di disinformazione che in passato avevano cercato di ritardare le politiche ambientali per la limitazione delle sostanze distruttrici dell’ozono stratosferico, o le norme che volevano vietare l’uso delle sigarette o regolarne la pubblicità. Ci sono ormai corsi universitari on-line che approfondiscono gli stratagemmi concettuali e retorici usati dal negazionismo climatico[5]: l’esaltazione del dubbio e dell’impossibilità per gli scienziati di assicurare l’affidabilità totale alle loro conclusioni, l’utilizzo di falsi esperti, la creazione di false dicotomie e di salti logici, l’invenzione di cospirazioni.

    E' quindi evidente come sul tema del riscaldamento globale si sia consolidato negli ultimi anni un vastissimo consenso scientifico, documentato dall’analisi degli articoli pubblicati nella letteratura scientifica o da sondaggi sull’opinione degli scienziati. Uno di questi ha posto agli scienziati alcune domande fra cui “il pianeta si sta scaldando?” e “l’attività umana è un fattore significativo nel variare le temperature globali del pianeta?”. Le risposte “sì” registrate sono state rispettivamente per il 90% e 82% degli intervistati, con un aumento dei “sì” passando da studiosi senza pubblicazioni, a studiosi con pubblicazioni in altri settori (per esempio geologia, meteorologia), agli esperti identificati per l’aver più del 50% dei lavori pubblicati nel settore dei cambiamenti climatici. Fra questi ultimi le percentuali dei “sì” salivano rispettivamente al 96,2 e 97,4%. La conclusione della ricerca è stata: “Sembra che il dibattito sull’autenticità del riscaldamento globale e del ruolo delle attività umane non esista fra chi capisce le sfumature e le basi scientifiche dei processi climatici a lungo termine” (Doran e Zimmerman 2009).

    A. Fisica dell'Atmosfera - [ Ministero dell'IstruzioneMinistero dell'Università e della Ricerca ECMWF - European Centre for medium-range weather forecasts, Reading -


  6. #2256
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    Esattamente cio' che ho voluto esprimere. Democratia con tutti, purche' con un minimo di riconoscimento dei valori e dati gia' confutati da "Enti non complottistici".
    a livello globale il 2016 e' l annata piu calda

    in assoluto piu calda in Europa il 2020 dati NOAA

    dati di enti climatici , e non farlocchi

    non si nega il contributo Antropico , come si puo leggere in altri siti

    Certamente il contributo Antropogenico è rilevante , ma i meccanismi Naturali ,- Astronomici , nelle Variazioni Climatiche ultra secolare , attivita Solare , le variazioni Orbitali dei Pianeti - Satelliti , il Vulcanismo , restano fattori primi e determinanti nei cambiamenti Climatici di medio lungo raggio.

  7. #2257
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    Citazione Originariamente Scritto da robert Visualizza Messaggio
    a livello globale il 2016 e' l annata piu calda

    in assoluto piu calda in Europa il 2020 dati NOAA

    dati di enti climatici , e non farlocchi

    non si nega il contributo Antropico , come si puo leggere in altri siti

    Certamente il contributo Antropogenico è rilevante , ma i meccanismi Naturali ,- Astronomici , nelle Variazioni Climatiche ultra secolare , attivita Solare , le variazioni Orbitali dei Pianeti - Satelliti , il Vulcanismo , restano fattori primi e determinanti nei cambiamenti Climatici di medio lungo raggio.
    Non in questo frangente. Non c'è vulcanismo o "pianetismo o "orbitalismo" ecc. ecc. , che tenga. ORA, c'è soltanto il fattore antropogenico che la fa' da rilevante su tutto. Quando ci saranno change importanti in QUEI FACTORS citati , che tra l'altro sono multi secolari e non c'entrano un tubo con l'escalation della T° media globale dell'ultimo secolo, allora li prenderemo in considerazione.

    Infatti , "quei factors" , comportano anche ERE GLACIALI ED INTERGLACIALI, che non sono affatto alle porte ne' tantomeno si son visti se fossero essi la causa -effetto del riscaldamento globale attuale.

  8. #2258
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    Sin dalla fine degli anni ’70, gli scienziati sono diventati sempre più bravi a cercare e individuare i segnali del cambiamento climatico causato dall’uomo nella baraonda confusionaria di osservazioni planetarie di ogni tipo. Allo stesso tempo, hanno sviluppato delle tecniche per capire esattamente quanto di quel segnale può essere attribuito ai cambiamenti portati dall’uomo con l’aggiunta di gas serra nell’atmosfera terrestre.
    Il “segnale” che gli studiosi cercano è questo: cos’è realmente successo alla temperatura e all’umidità negli anni, stando ai dati meteorologici, in confronto a quello che i modelli climatici avevano predetto sarebbe accaduto senza che entrasse in gioco il riscaldamento globale causato dall’uomo? Più le due condizioni divergono, più il segnale è da considerarsi forte.
    Le tracce del cambiamento climatico sono relativamente facili da estrapolare da alcuni dati, come l’aria media globale o le temperature degli oceani, che sono cresciuti più o meno stabilmente per decenni. Nell’arco dell’ultimo decennio la temperatura media dell’atmosfera terrestre è stata di circa 0,7 gradi Celsius più calda di quella degli anni centrali del 20° secolo – dall’inizio della rivoluzione industriale il pianeta si è riscaldato di oltre mezzo grado.
    Ma siccome c’è molta variabilità inerente al clima di un determinato luogo o un determinato giorno, gli scienziati esitano a identificare un segnale di riscaldamento globale nel clima locale o quotidiano. “É una questione di segnale-rumore”, spiega Beena Balan Sarojini, una climatologa presso il centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.
    “Il cambiamento climatico è il segnale. Il clima, e le manifestazioni come El Nino, sono il rumore. Fino a ora siamo stati in grado di individuare il segnale climatico in registrazioni di lungo termine come la temperatura, le precipitazioni, e il ghiaccio marino nell'Oceano Artico. Ma una volta che i grandi cambiamenti regionali sono stati individuati, è utile parlare anche di luoghi locali e cambiamenti giornalieri”.
    LA DEFORESTAZIONE CAUSATA DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO


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    CLIMA. LA DEFORESTAZIONE
    Le foreste coprono circa il 30% del pianeta e gli ecosistemi che creano hanno un ruolo essenziale nella conservazione della vita sullaTerra.


    Quello che è stato scoperto da questo gruppo di lavoro, guidato da Sebastian Sippel, ricercatore presso l’Institute for Atmospheric and Climate Science presso il politecnico federale di Zurigo, è un modello nascosto nel caos confuso del clima globale giornaliero, come una stazione radio in attesa di essere sintonizzata.
    In ogni istantanea climatica di ogni singolo giorno dal 2012, c’è stata una chiara impronta del riscaldamento globale a lungo termine causato dall’uomo.
    Adesso, vediamo chiaramente

    Anche 10 anni fa, il segnale era troppo debole e confuso per essere individuato in maniera precisa. Ma nell’ultimo decennio, il segnale climatico è balzato fuori dalla pagina, dice Frederike Otto, direttrice dell’Environmental Change Institute di Oxford.
    “L’ultima decade è stata la più calda di sempre. Il segnale ora è così forte che anche senza fare grandi sforzi, possiamo facilmente individuare questi modelli”, dice Frederike. “Il segnale è emerso e si è evoluto così tanto in un tempo davvero breve”.
    E i climatologi hanno, in qualche modo, lavorato 40 anni per ottenere questi risultati. Nel 1979 uno studio scientifico di riferimento ha postulato che eventualmente, con sufficienti dati e sufficiente riscaldamento, gli scienziati sarebbero stati in grado di identificare il segnale climatico anche nella confusionaria “brodaglia” dei dati meteorologici.
    Quello stesso anno, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha pubblicato uno studio chiamato “Anidride carbonica e clima: una valutazione scientifica”, uno dei primi studi per valutare semplicemente quanto sia reattiva l’atmosfera terrestre alle grandi aggiunte di anidride carbonica. E sempre quello stesso anno, NOAA e NASA hanno lanciato una serie di satelliti meteorologici che da allora hanno registrato dati continuamente, costruendo un’inestimabile, ininterrotta sequenza di dati dell’atmosfera e degli oceani, mentre la febbre terrestre si alzava.
    “Siccome abbiamo avuto un riscaldamento globale così forte, il nostro clima ha sensibilmente dirottato dal modello a cui avrebbe dovuto aderire”, dice Peter Stott, un climatologo presso il Met Office inglese. “E così anche su base giornaliera le temperatura medie globali sono cambiate significativamente. Questa è una cosa che ci aspettavamo di vedere prima o poi, e ora scopriamo che è già così”.


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  9. #2259
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    Non in questo frangente. Non c'è vulcanismo o "pianetismo o "orbitalismo" ecc. ecc. , che tenga. ORA, c'è soltanto il fattore antropogenico che la fa' da rilevante su tutto. Quando ci saranno change importanti in QUEI FACTORS citati , che tra l'altro sono multi secolari e non c'entrano un tubo con l'escalation della T° media globale dell'ultimo secolo, allora li prenderemo in considerazione.

    Infatti , "quei factors" , comportano anche ERE GLACIALI ED INTERGLACIALI, che non sono affatto alle porte ne' tantomeno si son visti se fossero essi la causa -effetto del riscaldamento globale attuale.
    e chi ha parlato di Ere Glaciali o Piccole Ere Glaciali ?

  10. #2260
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    Anche 10 anni fa, il segnale era troppo debole e confuso per essere individuato in maniera precisa. Ma nell’ultimo decennio, il segnale climatico è balzato fuori dalla pagina, dice Frederike Otto, direttrice dell’Environmental Change Institute di Oxford.
    “L’ultima decade è stata la più calda di sempre. Il segnale ora è così forte che anche senza fare grandi sforzi, possiamo facilmente individuare questi modelli”, dice Frederike. “Il segnale è emerso e si è evoluto così tanto in un tempo davvero breve”.
    E i climatologi hanno, in qualche modo, lavorato 40 anni per ottenere questi risultati. Nel 1979 uno studio scientifico di riferimento ha postulato che eventualmente, con sufficienti dati e sufficiente riscaldamento, gli scienziati sarebbero stati in grado di identificare il segnale climatico anche nella confusionaria “brodaglia” dei dati meteorologici.
    Quello stesso anno, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha pubblicato uno studio chiamato “Anidride carbonica e clima: una valutazione scientifica”, uno dei primi studi per valutare semplicemente quanto sia reattiva l’atmosfera terrestre alle grandi aggiunte di anidride carbonica. E sempre quello stesso anno, NOAA e NASA hanno lanciato una serie di satelliti meteorologici che da allora hanno registrato dati continuamente, costruendo un’inestimabile, ininterrotta sequenza di dati dell’atmosfera e degli oceani, mentre la febbre terrestre si alzava.
    “Siccome abbiamo avuto un riscaldamento globale così forte, il nostro clima ha sensibilmente dirottato dal modello a cui avrebbe dovuto aderire”, dice Peter Stott, un climatologo presso il Met Office inglese. “E così anche su base giornaliera le temperatura medie globali sono cambiate significativamente. Questa è una cosa che ci aspettavamo di vedere prima o poi, e ora scopriamo che è già così”.







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