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Discussione: Didattica ad alto valore scientifico

  1. #1161
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Citazione Originariamente Scritto da Baloo Visualizza Messaggio
    I moti dovrebbero essere 2, uno è la rotazione terrestre e l altra è la rotazione intorno al sole
    No Baloo, molti di piu' .......forza rispondete

  2. #1162
    ESPERTO L'avatar di PaoloCH
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    Per quanto ne sappia io, oltre ai due già citati da Baloo, ovvero di rotazione (attorno al proprio asse che determina l'alternanza giorno/notte) e di rivoluzione (attorno al sole la quale determina le stagioni), ci sono dei movimenti secondari di "riflesso". Ovvero, facente parte del sistema solare subisce il movimento che esso verso altre costellazioni e, più in generale quello legato all'espansione dell'universo.

  3. #1163
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    La legge Ferrell invece, se ben ricordo è legata alla forza di Coriolis. Ovvero una massa d'aria viene deviata verso destra nell'emisfero boreale (il nostro quindi) e verso sinistra in quello australe

  4. #1164
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoloCH Visualizza Messaggio
    La legge Ferrell invece, se ben ricordo è legata alla forza di Coriolis. Ovvero una massa d'aria viene deviata verso destra nell'emisfero boreale (il nostro quindi) e verso sinistra in quello australe
    Vi daro' un filamto esemplificativo, perche' vedo che la strada è ... .. . .difficile !

  5. #1165
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    LA FASE ODIERNA CLIMATICA E I FORTI SCARTI TERMICI SIA MENSILI CHE GIORNALIERI A CHE DOVUTI-

    SPIEGAZIONE :
    La Comunità Scientifica Internazionale è concorde: il motivo di questi regimi di persistenza è da ascrivere al fenomeno dell‘Amplificazione Artica. Stefan Rahmstorf, dell’Istituto Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK), in Germania, afferma che il vistoso riscaldamento dell’Artico, sta giocando un ruolo chiave. In pratica sull’Artico non fa più freddo come una volta e per di più l’area interessata dal blocco gelido è diminuita, così come ovviamente anche i volumi totali di aria fredda disponibile. Per questo i contrasti con le basse latitudini sono più smorzati e non mantengono tesa la corrente a getto. Da qui le ampie ondulazioni di queste ultime e delle figure atmosferiche le quali poi rimangono bloccate. Nasce il regime di persistenza, nasce la situazione di blocco, nasce il rischio di fenomeni estremi.

    Quindi, per riassumere:

    • si scalda troppo l’artico per l’aumento delle temperature indotto dalle eccessive emissioni di gas serra….da cui….si modifica il gradiente in latitudine della temperatura in bassa atmosfera…..da cui…….si modifica la struttura della jet stream in quota….da cui….si mantengono per più tempo situazioni di blocco…..da cui…..ne consegue la produzione di ondate di calore oppure ondate di freddo oppure di piogge molto elevate che si protraggono…..a seconda di dove sono localizzate le creste o i ventri del jet….

    L’aumento delle temperature globali della media e bassa atmosfera, fenomeno meglio noto come “riscaldamento globale” o “global warming”, modifica la Circolazione Generale dell’Atmosfera. Gli eventi meteorologici insoliti, o meglio “estremi” che hanno suscitato l’interesse dei ricercatori impegnati su tale fronte di ricerca, sono stati l’eccezionale ondata di calore 2003 in Europa, l’alluvione del 2010 in Pakistan e la contestuale l’ondata di caldo record in Russia, la tremenda ondata di calore del 2011 in Texas e Oklahoma e infine la siccità e gli incendi del 2015 in California.
    I ricercatori hanno esaminato diverse serie storiche delle osservazioni di eventi atmosferici per documentare le condizioni chiave che favoriscono l’innesco dei fenomeni estremi. Queste condizioni si verificano quando la corrente a getto, un’onda atmosferica globale di aria che abbraccia la Terra, rallenta al punto tale da costringere le figure atmosferiche (alte e basse pressioni per capirci) a bloccarsi e quindi a stazionare per diverso tempo sui medesimi luoghi. La figura in evidenza (click per aprirla), ci mostra a sinistra una situazione normale (con il Jet teso e le onde atmosferiche che si muovono veloci da ovest verso est a modulare il tempo delle medie latitudini) e a destra una bloccata (Jet lento e flussi disposti lungo i meridiani).
    Non è difficile intuire che questo regime di persistenza, che dura anche diverse settimane può trasformare un normale periodo soleggiato estivo in una pesante ondata di caldo e di siccità, mentre, dall’altro lato della medaglia, una situazione piovosa può degenerare in eventi alluvionali di vasta portata.

  6. #1166
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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  7. #1167
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    Ed ecco il risultato principale ottenuto: con questo metodo nell'ultimo periodo (1976-2015) l'Artico si stacca nettamente da tutte le altre fasce longitudinali (è molto distante da tutte) e dunque ciò segnala chiaramente che negli ultimi decenni è cambiato qualcosa nella dinamica che ha prodotto la temperatura entro il circolo polare artico.
    Tutto questo attesta come le temperature dell'Artico siano veramente diverse da quelle delle altre zone del mondo (anche la fascia adiacente delle latitudini medio-alte e quella dell'altro Polo, l'Antartide), ma non tanto perché esista una semplice amplificazione numerica dei loro valori, quanto perché il processo di generazione di queste temperature viene da una dinamica realmente diversa.
    Negli ultimi decenni, dunque, la dinamica climatica che "produce" la temperatura al Polo Nord è diventata diversa da quella che influenza la temperatura nel resto del mondo. Ciò significa che probabilmente si sono innescati meccanismi particolari che hanno condotto la temperatura a "partire per la tangente".
    Siamo sicuri che per il futuro questo fenomeno sarà limitato all'Artico? Siamo forse vicini a soglie e biforcazioni che portino a effetti simili anche altrove? Crediamo che i nostri risultati, ottenuti solo da analisi di dati e senza utilizzo della nostra conoscenza pregressa tanto criticata da qualcuno, debbano far riflettere seriamente.

  8. #1168
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    Non esiste una definizione univoca di complessità e di sistema complesso. Si veda, ad esempio, quanto riportato su Scholarpedia e Wikipedia.
    In generale, ciò che caratterizza un sistema complesso può essere:

    • - la sensibilità alle condizioni iniziali, che in certi casi porta ad una impredicibilità del suo stato futuro;
    • - il fatto che per esso non valga il principio di sovrapposizione (cioè che qui l'effetto finale di due cause non sia la somma degli effetti causati da ciascuna causa presa singolarmente);
    • - la presenza di retroazioni (feedback), cioè il fatto che esistano catene circolari causa-effetto in cui l'ultimo effetto della catena va ad influenzare la causa prima da cui è partita la catena stessa, modificandola.

    Il sistema climatico mostra almeno una di queste caratteristiche? Vediamo...
    Un'immagine (tratta dal report del WG1-IPCC del 2001) che descrive il contesto in cui si trova il sistema climatico è la seguente.

  9. #1169
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    DIDATTICA - SPIEGAZIONE ALLE PRECEDENTI QUESTION CON FILMATO : https://cache.weschool.com/6598/6598.HQ.mp4

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