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Discussione: The climate change discussion

  1. #2271
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Citazione Originariamente Scritto da robert Visualizza Messaggio
    statisticamente eventi El Nino si verificano mediamente fra i 3 e 7 anni , dopo il super El Nino verificatesi tra il 2015 e 2016 , il prossimo evento El Nino ipoteticamente dovrebbe esserci tra il 2022 e 2023

    le proiezioni ENSO per il 2021 non sembrano indicare El Nino

    Ai dati al momento , penso anch'io che non s'avra' un Nino.

  2. #2272
    FISICO DELL' ATMOSFERA - RESPONSABILE SCIENTIFICO METEOLAND L'avatar di Andrew
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    Anche se sappiamo bene che cio' non è garanzia ne' d'un anno piu' freddo , ne' d'un Estate in Mediterr. altrettanto.

  3. #2273
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    Difficile trovare una correlazione certa tra El Nino, o la Nina, ed il tempo che potrebbe fare sulla nostra Penisola.
    Forse solamente i fenomeni più intensi, di grande portata, sono in grado di determinare influenze sul tempo che vadano al di là della fascia tropicale dell'Oceano Pacifico.
    Sicure sono le correlazioni, comunque, tra questi due fenomeni, ed il clima di molte zone che si affacciano su questo grande Oceano: la California, l'Australia, il Giappone e la Cina, oltre, ovviamente, al Cile ed al Perù, che, durante gli episodi più intensi, possono soffrire, alternativamente, di siccità o di alluvioni inusuali, oppure di tifoni particolarmente intensi.
    Ma arrivando a controllare i loro effetti su latitudini extratropicali, o comunque al di là dell'area dell'Oceano Pacifico, le cose si complicano decisamente.
    Fermandosi al bacino centrale del Mediterraneo, notiamo che gli episodi più intensi di El Nino, come quello che va da Aprile 1997 a Marzo 1998, fu forse la causa scatenante di un'Estate molto calda, dominata dagli anticicloni Africani, e lo stesso dicasi dell'episodio di El Nino che va dall'aprile 2002 al marzo 2003, forse causa scatenante della grande, caldissima estate di quell'anno, dominata anch'essa dall'Anticiclone Africano.

    Ma qualcosa non torna comunque: l'episodio del 1998 fu molto più intenso di quello del 2003, non si capisce, allora, perché l'Estate di quell'anno non sia stata ancora più calda di quella del 2003.
    Notiamo anche che c'è stato un altro episodio di El Nino, di entità paragonabile a quella del 2003, che è avvenuto tra il Maggio 2004 e l'Aprile 2005, tuttavia l'Estate 2005 è stata nella norma, almeno 2-3°C di temperatura media inferiore rispetto a quella di due anni prima.
    Ancora più complesse da analizzare le correlazioni tra la Nina ed il clima italiano.
    Forse qualcosa si può trovare correlando la presenza della Nina con la siccità invernale al Nord Ovest dell'Italia, ma non è semplice come sembra. La Nina fu presente, infatti, dall'aprile del 1988 a tutto l'anno 1989, dando forse origine a due inverni secchissimi ed anticiclonici, oltre che scarsissimi di neve in montagna, quello del 1989 ed il successivo.
    Tuttavia, il lunghissimo episodio della Nina avvenuto tra il Giugno del 1998 ed il Marzo 2001, vide alternarsi sull'Italia inverni con condizioni variabili, da piovosissimi a siccitosi, inoltre la siccità al Nord ovest italiano è diventata un episodio ricorrente, specie in inverno, e non è facile correlarla ad una Nina.
    Notiamo anche che il lungo El Nino intercorso tra l'Aprile 1991 ed il Marzo 1995 non fu correlato a condizioni del tempo particolari sulla nostra Penisola, con inverni ed estati di vario genere e grado.
    In definitiva, solo forse nei grandi episodi di El Nino del 1983 e del 1998, quando le temperature al largo del Perù si scaldarono di oltre 5°C in più della norma, si può ipotizzare un'influenza sul clima italiano tale da determinare episodi di caldo estivo eccezionali.

  4. #2274
    ESPERTO L'avatar di PaoloCH
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Visualizza Messaggio
    Difficile trovare una correlazione certa tra El Nino, o la Nina, ed il tempo che potrebbe fare sulla nostra Penisola.
    Forse solamente i fenomeni più intensi, di grande portata, sono in grado di determinare influenze sul tempo che vadano al di là della fascia tropicale dell'Oceano Pacifico.
    Sicure sono le correlazioni, comunque, tra questi due fenomeni, ed il clima di molte zone che si affacciano su questo grande Oceano: la California, l'Australia, il Giappone e la Cina, oltre, ovviamente, al Cile ed al Perù, che, durante gli episodi più intensi, possono soffrire, alternativamente, di siccità o di alluvioni inusuali, oppure di tifoni particolarmente intensi.
    Ma arrivando a controllare i loro effetti su latitudini extratropicali, o comunque al di là dell'area dell'Oceano Pacifico, le cose si complicano decisamente.
    Fermandosi al bacino centrale del Mediterraneo, notiamo che gli episodi più intensi di El Nino, come quello che va da Aprile 1997 a Marzo 1998, fu forse la causa scatenante di un'Estate molto calda, dominata dagli anticicloni Africani, e lo stesso dicasi dell'episodio di El Nino che va dall'aprile 2002 al marzo 2003, forse causa scatenante della grande, caldissima estate di quell'anno, dominata anch'essa dall'Anticiclone Africano.

    Ma qualcosa non torna comunque: l'episodio del 1998 fu molto più intenso di quello del 2003, non si capisce, allora, perché l'Estate di quell'anno non sia stata ancora più calda di quella del 2003.
    Notiamo anche che c'è stato un altro episodio di El Nino, di entità paragonabile a quella del 2003, che è avvenuto tra il Maggio 2004 e l'Aprile 2005, tuttavia l'Estate 2005 è stata nella norma, almeno 2-3°C di temperatura media inferiore rispetto a quella di due anni prima.
    Ancora più complesse da analizzare le correlazioni tra la Nina ed il clima italiano.
    Forse qualcosa si può trovare correlando la presenza della Nina con la siccità invernale al Nord Ovest dell'Italia, ma non è semplice come sembra. La Nina fu presente, infatti, dall'aprile del 1988 a tutto l'anno 1989, dando forse origine a due inverni secchissimi ed anticiclonici, oltre che scarsissimi di neve in montagna, quello del 1989 ed il successivo.
    Tuttavia, il lunghissimo episodio della Nina avvenuto tra il Giugno del 1998 ed il Marzo 2001, vide alternarsi sull'Italia inverni con condizioni variabili, da piovosissimi a siccitosi, inoltre la siccità al Nord ovest italiano è diventata un episodio ricorrente, specie in inverno, e non è facile correlarla ad una Nina.
    Notiamo anche che il lungo El Nino intercorso tra l'Aprile 1991 ed il Marzo 1995 non fu correlato a condizioni del tempo particolari sulla nostra Penisola, con inverni ed estati di vario genere e grado.
    In definitiva, solo forse nei grandi episodi di El Nino del 1983 e del 1998, quando le temperature al largo del Perù si scaldarono di oltre 5°C in più della norma, si può ipotizzare un'influenza sul clima italiano tale da determinare episodi di caldo estivo eccezionali.
    Bell'articolo Andrew! Molto interessante..... Questo a conferma che, capire quali e quanti fattori incidono sul clima italiano sono una moltitudine e a volte, di non facile interpretazione

  5. #2275
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    CORRELAZIONI ESEGUITE DAL CENTRO E.C.M.W.F. -

    1957/58' - FORTE EL NINO con tendenza EL NINO NORM. / ESTATE FRESCA

    1965/66' - FORTE EL NINO tendenza NEUTRO / ESTATE FRESCA

    1972/73' - FORTE EL NINO tendenza LA NINA / ESTATE a NORMA

    1982/83' - SUPER EL NINO tend. NEUTRO / ESTATE CALDA

    1987/88' EL NINO MODER. tend. LA NINA / ESTATE CALDA

    1997/98' - SUPER EL NINO tend. LA NINA / ESTATE MOLTO CALDA

    2002/03' - "SUPER EL NINO"** tend. NEUTRO / ESTATE ECCEZ. CALDA UNICA

    Anni con Super El Nino. Le estati sono calde ( 1983, 1998) o anche molto calde; questo indipendentemente da passaggio del fenomeno verso la Nina o la neutralitÃ*.

    Anni con El Nino forte. Le estati (58,66,73)nella norma o addirittura fresche.

    Anni con El Nino moderato. Le estati furono calde (87, 88) o nella norma (64, 2010 rovente in Russia). Qui cade l'estate 2003, la più calda di sempre.

    Anni con El Nino debole. Le estati sono nel complesso nella norma o fresche con due eventi freddissimi (1969, 1980) ed una calda (2007) specie al Sud dove si raggiunsero picchi fino a 47°C in Puglia.

    Ulteriori considerazioni. Anche con eventi de La Nina possono verificarsi stagioni molto calde (2012). Una chiara correlazione in Europa sulle temperature esiste invece con lo IOD, una oscillazione delle temperature dell'oceano indiano. Tuttavia si nota che col passaggio da El Nino a La Nina le anomalie positive sono meno frequenti. Se il passaggio è lento l'estate sembra essere più influenzata. L'estate 2003, nonostane un El Nino moderato, fu eccezionale ed unica. Ovviamente El Nino è solo un ingrediente e molto dipende anche dai monsoni ( molto forte nel 2003) specie quello indiano.

    Quindi come appurato trattasi d'un solo ingrediente, che non basta ad accertare con notevole sicurezza l'andamento d'una stagione o d'un'altra.
    Anche perche' allora questa , che ha mostrato fin dall'autunno una fase di NINA ben conclamata , avrebbe all'inverso dovuto vedere gran GELO e NEVE molto abbondanti in sede Mediterranea in particolare visto se s'insiterebbe troppo su questa correlazione che viceversa, ha molte piu' interazioni con sedi Pacifiche ed Indo Asiatiche , nonche dell'Oceania.

  6. #2276
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    Fatto peraltro gia' ampiamente discusso e trattato anche negli anni passati, ed in particolare io gia' ripetei che , tale fenomeno non era correlabile come in molti fanno [ e o tentano.. .] di far credere con anni piu' caldi , in caso di El Nino , cosi' come non risultera' meno caldo questo ma anche altri appena trascorsi dell'ultimo decennio [ 2010/ 20' ] con fasi di NEUTRALITA' o di NINA.

    Infatti se prendiamo i ​dati oggettivi le estati piu' calde e con esse gli anni, sono proprio di quest'ultimo decennio !

  7. #2277
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    Le serie giornaliere di temperatura massima e minima utilizzate per questo lavoro sono state estrattedal dataset di dati giornalieri del sistema SCIA. Tale dataset è stato realizzato tramite l’acquisizione,l’integrazione e il controllo di serie di temperatura e precipitazione provenienti da fonti diverse,principalmente: la rete sinottica di stazioni del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare edell’ENAV e la rete dell’ex Ufficio Idrografico e Mareografico Nazionale (SIMN), poi passata ingestione e sviluppata dalle Regioni. Le serie della rete sinottica, le cui osservazioni rispondono aglistandard dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), provengono dal database pubblicoClimate Data Online (CDO) del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration,www.ncdc.noaa.gov/data-access). Le serie giornaliere dell’ex SIMN, insieme a quelle provenienti davarie altre fonti (Centri Funzionali di Protezione Civile, Servizi Idrografici o Idrologici regionali) sonostate invece acquisite attraverso il sistema nazionale per la condivisione dei dati idrologici HisCentral(Hydrological Information System, www.hiscentral.isprambiente.gov.it). L’archivio HisCentral copreun intervallo temporale che va approssimativamente dai primi anni del ’900 fino ad oggi, ma con unaforte variabilità in termini di numero, lunghezza e continuità delle serie, che variano da regione aregione. Queste serie rappresentano una parte consistente del dataset di dati giornalieri SCIA. Esseriguardano stazioni originariamente dotate di strumentazione meccanica e che a partire dagli anni ’90sono state in parte chiuse, in parte integrate o sostituite dagli strumenti automatici delle nuove retiregionali. La completa sostituzione delle stazioni meccaniche si è avuta con il trasferimento dellecompetenze del SIMN alle Regioni nel 2002.Al fine di garantire una maggiore copertura temporale e spaziale, la base di dati giornalieri SCIA èstata ampliata con dati provenienti da ulteriori fonti di dati, costituite principalmente dai siti web diCentri Funzionali o Servizi Meteorologici regionali liberamente accessibili, dai quali i dati sono statiacquisiti sotto forma di tabelle HTML, file pdf o Excel (mediante tecniche di web-scraping).Sebbene il database sia popolato da un numero rilevante di serie climatiche, va comunque evidenziatoche solo un sottoinsieme di queste appartiene a stazioni ancora operative e che coprono un periodosufficientemente lungo (almeno trent’anni di dati) per una stima statisticamente robusta dei trendclimatici.Una parte consistente del lavoro di realizzazione del dataset dei dati giornalieri ha riguardato: 1) l’omogeneizzazione del formato dati originario in un unico formato utile al caricamento dei dati suldatabase; 2) l’unificazione (merge) delle serie di dati che, pur derivando da fonti diverse, sono stateidentificate come appartenenti alla stessa stazione di misura. A questo proposito sono stati esaminaticongiuntamente diversi elementi come la prossimità spaziale delle stazioni, la totale o parzialecorrispondenza dei loro nomi (utilizzando algoritmi di confronto approssimativo delle stringhe comela distanza di Levenshtein) e sopratutto la corrispondenza dei dati negli eventuali periodi disovrapposizione.L’applicazione di controlli di qualità avanzati sulle serie di dati è di fondamentale importanza inquanto dati errati possono influenzare diversi aspetti dell’analisi climatologica, riducendo lacorrelazione tra le serie, aumentando la differenza fra le stime dei trend nelle singole serie eintroducendo bias significativi nella stima dei trend regionali (Hunziker et al., 2018). Una voltaconsolidate, le serie giornaliere sono state quindi sottoposte ad una procedura automatica di controllo,che è stata sviluppata (Fioravanti et al., 2016) sulla base dei controlli di qualità applicati al datasetglobale di osservazioni meteorologiche giornaliere (Global Historical Climatological Network –GHCN) del National Climatic Data Center (NCDC) della NOAA (Durre et al., 2010). La proceduracomprende una sequenza di diversi test, quali i test di integrità di base, test per l’identificazione deivalori anomali, test di consistenza interna e temporale. Test di consistenza spaziale sono statiimplementati per la sola temperatura in quanto per la precipitazione i risultati dei controlli spazialirichiedono comunque un’ulteriore verifica manuale da parte dell’operatore. I dati riconosciuti comeerrati sono esclusi dalle successive elaborazioni per il calcolo degli indicatori climatici.

    ​C'è ben poco da aggiungere. Il resto , e fuffa.. .. .. .. .. ,, ,,

  8. #2278
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    CONCLUSIONIIn questo rapporto è stata descritta la nuova metodologia di selezione e omogeneizzazione delle serieutili al calcolo delle anomalie medie nazionali di temperatura, sia dei valori medi che degli estremi. Ilnuovo approccio è stato applicato al dataset nazionale di temperatura con passo giornaliero,recentemente realizzato integrando serie temporali provenienti da diverse fonti.Rispetto alle precedenti elaborazioni si segnalano i seguenti miglioramenti: 1) il nuovo dataset di seriecon passo giornaliero è più ricco di stazioni per il periodo in esame rispetto al precedente e quindi piùrappresentativo dell’intero territorio nazionale; 2) è stata rivista ed aggiornata la procedura diomogeneizzazione delle serie di temperatura, applicando una nuova metodologia che include laregionalizzazione climatica (cluster analysis) e la correzione a livello giornaliero delle seriedisomogenee.Il confronto fra le nuove serie nazionali di temperatura e quelle riportate nei precedenti lavori mostraalcune piccole differenze nei valori di anomalia, dovute al diverso dataset utilizzato e alla diversametodologia di calcolo. I nuovi risultati confermano sostanzialmente le stime precedenti, indicando unchiaro segnale di riscaldamento negli ultimi 50 anni sia per i valori medi di temperatura che per gliestremi. I nuovi trend di temperatura (massima, minima e media) sono tutti positivi e statisticamentesignificativi, in accordo con le precedenti stime; le nuove stime indicano valori leggermente più bassi(+0.24°C/10 anni per Tmin e +0.28°C/10 anni per Tmax) rispetto a quelli calcolati sulle serie precedenti.

  9. #2279
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    Con il 2019 si chiude il decennio più caldo di sempre -

    07/01/2020
    Con il secondo Dicembre più caldo dal 1800 ad oggi per l'Italia (+1.9°C di anomalia rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010) il 2019 chiude con un'anomalia di +0.96°C sopra media, risultando il quarto anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 ad oggi, preceduto dal 2014 e 2015 (+1°C sopra media) e dal 2018 (l'anno più caldo con un'anomalia di +1.17°C rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010). Con Dicembre sono 8 i mesi del 2019 che rientrano nella ‘top 10’ delle rispettive classifiche mensili: Marzo (nono più caldo, +1.48°C), Giugno (secondo più caldo, +2.57), Luglio (settimo più caldo, +1.29°C), Agosto (sesto più caldo, +1.42°C), Settembre (decimo più caldo, +1.27°C), Ottobre (quarto più caldo, +1.56°C), Novembre (decimo più caldo, +1.33°C). Con il 2019 si chiude anche il secondo decennio del nuovo millennio, risultando il più caldo da quando abbiamo osservazioni disponibili per l'Italia. Analogamente a quanto è accaduto a scala globale, anche per l'Italia ognuno degli ultimi quattro decenni è risultato essere più caldo del decennio precedente, evidenziando un persistente segnale verso un continuo incremento delle temperature: dal 1980 ad oggi la temperature in Italia è cresciuta mediamente di 0.45°C ogni decennio.
    Per informazioni:
    Prof. Michele Brunetti
    Cnr-Isac Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima
    051/6399624 -

  10. #2280
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    Ah, cosi' non saro' sempre e soltanto il solo a sostener tesi .. .. .. *complottistiche..!

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