I cambiamenti climatici: le conseguenze PDF 

Introduzione: I climatologi fanno sapere che il cambiamento del clima dall’alterazione delle correnti oceaniche potrebbe mutare il futuro l’avvenire del nostro pianeta. Paradossalmente, il riscaldamento globale causerebbe in alcune aree intensi cali delle temperature. Per il nostro pianeta, tuttavia, non è la prima volta che avviene un fenomeno di questo tipo. Esso, infatti, è periodicamente soggetto a questo tipo di bruschi mutamenti. È invece una novità per noi esseri umani del XXI secolo, inermi spettatori di questa possibile svolta epocale. Quale sarà il futuro del nostro pianeta? Quali nuove dinamiche si delineeranno tra le potenze mondiali? Cambieranno le priorità, gli assetti politici ed economici? Non si hanno riposte certe, ma tutto ciò potrebbe succedere. La causa? Il mutamento climatico. A detta degli studiosi, infatti, cambiamenti climatici improvvisi potrebbero provocare una trasformazione radicale del nostro pianeta: Infatti tra solo 30 anni le possibili alterazioni climatiche potrebbero influire profondamente sulla vita di intere popolazioni, determinando grandi migrazioni e variando gli assetti geo-politici. Un rapporto commissionato dal Pentagono ci dà un quadro esaustivo di quelle che potrebbero essere le conseguenze che tali cambiamenti climatici apporterebbero. 

The day after tomorrow: I cambiamenti climatici sono frutti dell’accumulazione di gas serra (GHG) nell’atmosfera. Questi gas – alcuni prodotti naturalmente, altri sviluppati dalle attività umane – assorbono i raggi ultravioletti e li riflettono sulla superficie terrestre, causando un aumento della temperatura del pianeta. Due sono gli elementi di cui oggi siamo sicuri: il primo è che i GHG si stanno concentrando nell’atmosfera velocemente, soprattutto in seguito al contributo umano; il secondo è che la temperatura dell’aria e dei mari sta aumentando. Negli ultimi anni, un numero sempre più considerevole di studi, analisi e osservazioni ha portato ad una migliore comprensione e coscienza dei cambiamenti climatici: oggi esiste, infatti, un parere unanime sulle potenziali minacce del cambiamento climatico. Esaminiamo alcuni dati. La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata del 31% dal 1750, con un tasso di crescita medio negli ultimi vent’anni pari a circa 1,5 ppm (0,4%) all’anno, influenzato soprattutto da un forte incremento registrato negli anni ’90 (da 0,9 a 2,8 ppm). Nell’ultimo secolo la temperatura media della superficie terrestre è aumentata tra gli 0,4 e gli 0,8° C e pare che questo aumento, nell’emisfero settentrionale, sia il più alto dell’ultimo millennio. La maggior parte di questi fenomeni è dovuta all’incremento della concentrazione di GHG, e le emissioni di anidride carbonica prodotte dall’impiego di combustibile fossile è il fattore primario delle concentrazioni di CO2. Tuttavia, il dibattito sui cambiamenti climatici si sofferma, generalmente, su aumenti graduali della temperatura terrestre e su cambiamenti marginali e secondari delle condizioni generali. Sfortunatamente esistono altri scenari di gran lunga più minacciosi e sinistri, che storicamente si sono riprodotti nel corso della storia del clima terrestre, durante i quali la temperatura è variata in modo inaspettato e radicale. Reperti fossili costituiscono una prova, infatti, di come il clima possa cambiare in un solo decennio, determinando vari i effetti che posso persistere nel tempo. Lo studio del carotaggio della calotta polare e i dati relativi agli oceani parlano di 8 episodi di cambiamento climatico improvviso, verificati negli ultimi 730.000 anni. 

Figura 1 – Cambiamenti climatici improvvisi

 

  

 

Nello specifico, il cambiamento climatico improvviso si verifica quando il sistema terrestre è sconvolto da un importante evento improvviso, come una grande eruzione vulcanica, o alterato da forze più graduali, capaci comunque di modificare gli elementi chiave: gli oceani, l’atmosfera, la superficie terrestre, la criosfera. Gli esperti ritengono che il fattore più influente relativamente a questi fenomeni è l’acqua degli oceani. Essa ha un’enorme capacità di immagazzinare e veicolare calore. Più in particolare, una modifica profonda del “Global Ocean Conveyor” – ovvero le correnti oceaniche di primaria importanza a livello globale – può drammaticamente mutare il clima del nostro pianeta.  

Figura 2 – La corrente oceanica globale

 

Ma con quale meccanismo si origina una corrente oceanica? Il sole all’equatore, scaldando la superficie degli oceani, aumenta la vaporazione, e rende l’acqua più salata. La Corrente del Golfo trasporta acqua calda e salata verso l’Europa e la costa orientale degli Stati Uniti, mitigando il clima delle regioni Nord atlantiche, attraverso il rilascio di questo calore nell’atmosfera, circostanza che aumenta la temperatura media invernale fino a 5° C. Sfortunatamente questo meccanismo può rallentare e cessare, come già successo nel corso della storia (Younger Dryas – Figura 1). Ciò produrrebbe una diminuzione della distribuzione del calore nel Nord Atlantico e un sostanziale raffreddamento di tutta l’area. Tale evento può essere causato dal cambiamento del livello di salinità dell’acqua del Nord Atlantico. Infatti, l’acqua salata e calda della Corrente del Golfo, dopo aver raggiunto il Nord Atlantico e disperso il calore nell’atmosfera, si raffredda e diventa più densa e per questo motivo affonda. Quest’acqua inizia a muoversi lentamente a grande profondità verso sud, fino a raggiungere tutti gli oceani. La discesa di questa enorme massa di acqua fredda e salata attiva la Corrente Oceanica. Allo stesso tempo, essa richiama l’acqua calda e salata di superficie dei tropici che va a sostituire quella che si è raffreddata e che è sprofondata. Questo processo è chiamato circolazione termoalina.

Figura 3 - Circolazione termoalina

 

 

Se l’acqua del Nord Atlantico non andasse sul fondo, l’Ocean Conveyor, cioè la cinghia di trasmissione, potrebbe affievolirsi o addirittura bloccarsi , le correnti esistenti ne verrebbero alterate e il clima della Terra cambierebbe completamente. Alcuni modelli di simulazione prevedono che le regioni Nord Atlantiche subirebbero un raffreddamento dai 3°C ai 5°C. Perciò, la domanda è la seguente: cosa può variare il livello di salinità del Nord Atlantico tanto da indebolire la circolazione termoalina? La risposta più plausibile è una corrente superficiale di acqua, posto al di sopra di quella più densa e più salata, che isola la superficie del nord atlantico, riduce il trasferimento di calore e abbassa la salinità dell’acqua. Quando la salinità dell’acqua del Nord Atlantico scende sotto un dato livello minimo, tuttora non conosciuto, non è più in grado di affondare. La forza maggiore che provoca la circolazione oceanica potrebbe quindi diminuire rapidamente, con considerevoli conseguenze climatiche entro un decennio. In effetti, gli oceanografi fanno all'unanimità notare che il livello di salinità del Nord Atlantico è diminuito in modo drammatico negli ultimi 40 anni, soprattutto nell’ultima decade. Inoltre hanno evidenziato segnali di rallentamento dell’Ocean Conveyor: il flusso di acqua fredda e salata che viene dai mari della Groenlandia e della Norvegia è infatti diminuito del 20% dal 1950.Sebbene non siano ancora chiare le cause di questo processo, all’interno della comunità scientifica si prevede che il raffreddamento del Nord Atlantico sia dovuta soprattutto allo scioglimento dei ghiacci dell’Artico, all’aumento delle precipitazioni in questa zona e alle crescenti portate idriche dei fiumi che sfociano in esso. Più nel dettaglio l’alterazione della circolazione termoalina potrebbe raffreddare in tempi piuttosto ridotti e in maniera profonda l’intero emisfero settentrionale e modificare significativamente il clima di tutto il pianeta. Le caratteristiche principali potrebbero essere le seguenti:

  • le temperature medie annuali cadrebbero di 2,8°C nel Nord America e in Asia, e di 3,4°C in Europa; si intensificherebbero le tempeste di vento e gli inverni rigidi, amplificandone l’impatto
  • le temperature medie annuali aumenterebbero di circa 2,2°C in Australia, Sud America e nell’Africa meridionale
  • fenomeni di siccità persisterebbero e si intensificherebbero nelle zone agricole e ricche d’acqua in Europa, Nord America e Africa.

Questi scenari, di fatto, potrebbero portare a conflitti dovuti alla crescente penuria di risorse, come ad esempio:

  • mancanza di cibo dovuto al tracollo dell’agricoltura
  • minore disponibilità di acqua dolce a causa delle minori precipitazioni
  • accesso ridotto ai rifornimenti energetici a causa della più estesa superficie ghiacciata e di fenomeni climatici estremi.

Un recente rapporto commissionato dal Pentagono traccia un quadro decisamente preoccupante, provocato da un cambiamento climatico improvviso a causa di una interruzione nella circolazione termoalina.

 

Figura 4 – Lo scenario previsto dal rapporto del Pentagono

 

 

 

Secondo questo resoconto, con il cambiamento del clima sarebbero danneggiati l’agricoltura, la pesca, la flora e la fauna, l’acqua e l’energia. I raccolti, diminuirebbero del 10-15% e sarebbero meno prevedibili, in quanto nelle regioni agricole più rilevanti si registrerebbero oscillazioni di temperatura molto ampie. Contemporaneamente, parassiti e infestanti potrebbero moltiplicarsi a causa della siccità e del vento, rendendo esigenti, quindi, trattamenti pesticidi alternativi. Il settore ittico non sarebbe pronto per le migrazioni di massa dei pesci. Con solo cinque o sei regioni cerealicole cardine (USA, Australia, Argentina, Russia Cina e India), ci sarebbe una inadeguata quantità di cibo da esportare nel mondo per affrontare le severe condizioni climatiche. Disastrose carenze di rifornimenti di energia e acqua non potrebbero essere immediatamente dominate. Dato che tutte le regioni del mondo sarebbero implicate, il rapporto del Pentagono dipinge uno Dato che tutte le regioni del mondo sarebbero coinvolte, il rapporto del Pentagono dipinge uno scenario drammatico. L’Europa potrebbe essere il continente maggiormente colpito: il clima nelle aree Nord-Occidentali diventerebbe più freddo, secco e ventoso, una situazione simile a quella odierna della Siberia. Il sud dell’Europa verificherebbe una situazione meno drastica, ma comunque sarebbe soggetta ad un raffreddamento irregolare ma brusco. La riduzione delle precipitazioni, inoltre, renderebbe aridi i suoli, concorrendo alla diminuzione dei rifornimenti di cibo. Anche gli altri continenti verrebbero duramente colpiti, facendo sorgere squilibri geo-politici estremamente gravi a livello globale. In poche la nostra specie rischierebbe di essere decimata, non soltanto come conseguenza degli avvenimenti climatici estremi, ma anche dalle possibili guerre che sorgerebbero per accaparrarsi le scarse ed esigue risorse. 

Figura 5 – Lo scenario dei conflitti dovuti ai cambiamenti climatici

  

Ci sono ancora dei dubbi relativamente al “quando” e al “se” di questi scenari di cambiamento climatico improvviso. Infatti, rimane molto lavoro da fare per migliorare la nostra comprensione della storia, dei meccanismi, delle politiche e delle conseguenze sociali derivate da tali possibili scenari.

In ogni caso, un cambiamento climatico improvviso potrebbe avere impatti notevoli e del tutto insospettati. Quindi, una miglior e più approfondita comprensione delle sue cause e delle sue implicazioni amplierebbe senza dubbio la possibilità di realizzare con successo piani di contenimento dei danni e di adeguamento alle nuove condizioni più efficaci.

 

Alessandro Salerni

 
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